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Come funziona il cervello adolescente?



In una ricerca di qualche anno fa della Pittsburgh School of Medicine è emerso che rispetto a ciò che si pensa, l'adolescenza non finirebbe intorno ai 15 anni ma in un periodo di vita differente. In questo studio si è scoperto come le aree del cervello addette a spingere l'individuo verso le nuove esperienze e il raggiungimento dei propri desideri sono ancora molto attive fino ai 25 anni di età.




Questa ricerca può motivare come tra le problematiche più diffuse tra i genitori ci sia sicuramente quella di comunicare in maniera efficace coi propri figli adolescenti. Ma cosa intendiamo per comunicazione efficace?


La comunicazione in termini banali è l'emissione di un messaggio specifico da parte di una persona in modo che ne avvenga la ricezione da parte di un'altra, in termini di relazione genitori-figli questo non avviene per tutta una serie d'interferenze, le quali sono date da una serie di fattori:


1. Il cervello adolescente:

È un cervello che “lavora” in preda alle emozioni per cui non sempre riesce a focalizzarsi sulla parte logica e razionale di un messaggio. Durante l'adolescenza tuo figlio vive situazioni di forte contraddizione, un giorno può pensare di avere tanti amici, il seguente di non averne più, tutta questa altalena di emozioni gli produce molta agitazione, frustrazione ma anche stanchezza e confusione.







2. Il cervello adulto:

Lavora su concetti razionali e rassicuranti, è fonte di saggezza e stabilità, alle emozioni sostituisce il pensiero e il ragionamento. Il tuo cervello adulto è la base sicura che regola dall'esterno i vissuti di tuo figlio, il quale ricerca questa stabilità anche quando non ne è consapevole.






3. La comunicazione di base genitori-figli:

Avendo un cervello fortemente “emotivo”, i tuoi figli reagiscono male a giudizi e alle accuse. Giudicare ed accusare “accendono” delle emozioni che invece andrebbero contenute.


In sostanza genitore e figlio parlano due lingue diverse, ed è per questo che spesso i tuoi messaggi non vengono recepite, ragion per cui diventa inutile ricercare un senso ai pensieri e alle azioni di tuo figlio.





Quest'ultimo non ha un cervello formato per autoregolare le sue azioni e nella maggior parte delle situazioni agisce su base impulsiva, in genere ha solamente bisogno di sentirsi contenuto e accettato pur nella sua particolarità.


In sintesi quindi il cervello di un adolescente si sta ancora formando e non è capace di frenare gli impulsi e quindi alcuni comportamenti che da genitore consideri inaccettabili.

Dovresti adattarti alla situazione applicando alcune piccole strategie:



  • Mettiti nei panni di tuo figlio: Il concetto fondamentale che deve passare nella testa di tuo figlio è che puoi accettare tutto quello che prova ma non tutto quello che fa. Possiamo accettare la sua rabbia ma non che la rabbia gli faccia sfasciare il divano. Accettare le emozioni di un figlio permette a quest'ultimo di percepire un senso di sicurezza e stabilità, gli eventi esterni infatti (un brutto voto, un insulto) possono far provare un forte disorientamento. In tutti questi casi riconoscere queste emozioni pone il genitore come un porto sicuro in un mare in burrasca.




  • Descrivere e non predicare: In tante situazioni, i tuoi figli sanno già di aver commesso un errore, conoscendo le regole sanno di averle violate. Una lunga predica genitoriale non ha nessuna utilità, nella maggior parte dei casi tuo figlio si sarà “disconnesso” dopo pochi secondi. Una miglior strategia è descrivere la situazione che abbiamo osservato: “Passando per la tua camera ho visto tutti gli indumenti sparsi per terra ..”







  • Essere democratici: A nessuno piace essere comandato a bacchetta, perché dovrebbe piacere ad un adolescente incapace di gestire le proprie emozioni? Ragion per cui è fondamentale assumere il tuo ruolo di genitore in maniera democratica coinvolgendo i figli nelle scelte riguardanti le regole.

In un primo momento potresti descrivere la situazione che hai visto (“prima giocando hai rotto il vaso di vetro”) per poi chiedere a tuo figlio di riflettere sull'accaduto (“come pensi mi sia sentito?”) infine proporre a lui di trovare una soluzione “riparativa” (“cosa pensi che potremmo fare?) .


Ricordati che la decisione ultima spetterà a noi ma questo nostro atteggiamento farà sentire tuo figlio considerato e degno di rispetto. Questi tre passi possono costituire un buon inizio per modificare relazioni difficili e cominciare a costruire dei rapporti costruttivi e democratici.






I tre vantaggi di queste strategie?


1. Utilizzi una comunicazione che permette a tuo figlio di essere a suo agio 2. La tua descrizione potrebbe innescare l' inizio di un dialogo. 3. Lasci la responsabilità di modificare il suo comportamento a tuo figlio





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