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Guida strategica per diventare pedagogisti

Aggiornamento: 23 ott 2022

Bentornat* su questo blog, l'articolo di oggi è dedicato a tutti i colleghi educatori desiderosi di approfondire la figura del pedagogista.


Quante volte infatti ti è capitat* di sentire o di farti questa domanda: "Come posso diventare pedagogista?"

personalmente mi capita di ricevere quotidianamente numerose domande di questo tipo: Ho quindi deciso di scrivere una guida in cui proverò a condividere con te ciò che ho imparato in questi anni di studio e lavoro.












Chiarirsi le idee


Un primo passaggio fondamentale nel lungo percorso per diventare pedagogisti è capire cosa si vuole fare dopo il conseguimento della laurea triennale in scienze dell'educazione.


Negli anni ho percepito che buona parte dei colleghi educatori ha una convinzione specifica: Ottenere la laurea magistrale permette di scalare posizioni all'interno del mondo del lavoro.


In parole povere, se sono un educatore regolarmente assunto in una struttura educativa o in una cooperativa del settore, con la magistrale in tasca potrò essere pagato meglio e lavorare con un ruolo migliore o addirittura di coordinamento.


Niente di più sbagliato.


Mi dispiace smentire questa convinzione ma la realtà lavorativa non è questa, ti chiederai allora: Che senso ha studiare per la magistrale? per quel che mi riguarda la magistrale rappresenta il primo mattoncino di una base che va costruita negli anni.


Avere la magistrale non permette in automatico di diventare coordinatori ad esempio, ma garantisce di avere dei requisiti che andranno poi arricchiti con ulteriore studio ed esperienza.


Mi sento quindi di dirti che nel mondo del lavoro educativo vengono valutate poche cose:

  1. La tua capacità di saper gestire e risolvere aspetti organizzativi e burocratici.

  2. La tua capacità di gestire le persone a te affidate.

  3. Quanto costi al datore di lavoro.

Nel concreto ed in termini strettamente tecnici, trovare un datore di lavoro che ti inquadri con un livello E1 o superiore solo perché hai la magistrale in tasca è pura utopia, tantissimi coordinatori non hanno nemmeno la magistrale o sono lì solo per l'esperienza fatta sul campo e ti assicuro che non guadagnano molto di più di una persona inquadrata come semplice educatore.


Per quel che mi riguarda la scelta della magistrale è stata orientata ad un'esigenza di crescita professionale continua e alla volontà di aprirmi possibilità di lavoro autonomo, ti ricordo che ci sono anche tantissimi concorsi che richiedono la figura specifica.


Riprenderò questo sotto-argomento più avanti, ora ti invito a passare al secondo step: Quale corso di laurea magistrale scegliere.









La scelta del corso di laurea magistrale


Una volta chiarito che la laurea magistrale non ci permette in automatico di ottenere benefici lavorativi immediati, concentriamoci sulla scelta del corso di laurea.


Sarò molto chiaro: La scelta è piuttosto semplice a mio avviso, esistono quattro codici di laurea che la normativa prevede come abilitanti alla professione del pedagogista:


  • L.M. 50 classi di laurea in Programmazione e gestione dei servizi educativi

  • L.M. 57 classi di laurea in Scienze dell'educazione degli adulti e della formazione continua

  • L.M. 85 classi di laurea in Scienze pedagogiche

  • L.M. 93 classi di laurea in Teorie e Metodologie dell'e-learning e della media education

Questo semplifica molto le cose: Non voglio entrare appositamente in discorsi relativi a scuola ed insegnamenti.

Esistono infatti differenze tra i corsi di laurea magistrale per quanto riguarda l'acquisizione o meno di crediti utili per inserirsi nelle graduatorie per l'insegnamento ma non è l'argomento della guida.


Qua si sta parlando solo di cosa serve per diventare ed eventualmente fare i pedagogisti, stop.


Cosa ti rimane da fare quindi? valutare quello che rimane:

  • Tipologia di esami

  • Tipologia della didattica (in presenza/mista/online)

  • Tipologia laboratori (importante se richiedono la presenza e tu lavori e per la qualità dei laboratori stessi).

Proseguendo nella guida mi sento di dirti una cosa: Ricorda sempre che qualsiasi facoltà deciderai di fare, il titolo sarà comunque lo stesso.


Ci sono facoltà più organizzate, alcune più "prestigiose" tuttavia è importante ottenere due cose:


  1. Il diploma di laurea magistrale

  2. Un percorso soddisfacente in termini di esperienza complessiva (tirocinio+laboratori+docenti "stimolanti").











Cosa fa il pedagogista?


Ok, abbiamo chiarito quindi due aspetti:


  1. A cosa serve realmente la magistrale

  2. Quale magistrale scegliere

Resta da chiarire un elemento fondamentale: Cosa fa il pedagogista? Cosa lo differenzia dall'educatore?


Partiamo dal dire che il Pedagogista è un professionista che in un'ipotetica piramide si pone al vertice, rappresenta quindi il gradino più alto che può raggiungere uno studente interessato a specializzarsi in campo educativo e formativo.


Perché è importante questa informazione? perché comincia a ripulire il campo da interpretazioni e/o informazioni scorrette.


Il pedagogista è solo un pedagogista: Le diciture pedagogista clinico, pedagogista forense sono delle etichette che evidenziano un campo di specializzazione definito dalla formazione e dall'esperienza specifica del singolo professionista.


Fare un master di qualsiasi tipo fornisce nuovi attrezzi alla cassetta del pedagogista ma che tale rimane, non esiste un livello superiore di quello dato dal diploma di laurea magistrale.


Il pedagogista quindi è la figura che si occupa di educazione e formazione lungo tutto l'arco della vita (non solo nell'ambito infanzia), in riferimento invece al cosa fa, invece di elencarti troppi paroloni tecnici e generici preferisco farti degli esempi di applicazione concreta del suo operato.


Il pedagogista può lavorare come:


  • Consulente pedagogico per famiglie, enti, studi privati.

  • Formatore all'interno di corsi di formazione per genitori, studenti, educatori, operatori sociali e sanitari.

  • Pedagogista a scuola all'interno di un sportello pedagogico.

  • Esperto dei disturbi dell'apprendimento e dei bisogni educativi speciali.

  • Orientatore professionale e scolastico.

  • Supervisore professionale per educatori ed insegnanti.

  • Consulente tecnico d'ufficio o di parte in contesti giudiziari.

  • Professionista in équipe multidisciplinari all'interno di specifici progetti.

  • Supervisore e tutor in progetti di inserimento socio-lavorativo per persone interessate da disabilità o svantaggio socio-culturale

  • Coordinamento e/o monitoraggio servizi o strutture socio-educativi.

  • Promozione alla cultura pedagogica in enti culturali e sociali.

  • Esperto nella promozione della letteratura dell'infanzia.

  • Progettista pedagogico e socio-educativo.


Personalmente come pedagogista mi occupo e mi sono occupato di:


  • Supporto allo studio per studenti universitari

  • Formatore per educatori e genitori su tematiche varie (genitorialità, gestione dei conflitti, gestione regole, adolescenza, comunicazione efficace)

  • Supervisore e tutor in progetti di inserimento socio-lavorativo sia per persone interessate da disabilità che da misure penali.

  • Consulente pedagogico per famiglie e privati.

So cosa ti stai chiedendo: Ok Antonio, ma quindi la differenza con l'educatore qual è? la differenza fondamentale riguarda diversi aspetti.

Il primo è sicuramente la tipologia di intervento: Un pedagogista dovrebbe essere la mente e l'educatore il braccio, il primo stimola l'aziona del secondo, il quale predispone ma soprattutto mette in atto un piano educativo lavorando poi col pedagogista sulla riflessione riguardo ad obiettivi e risorse.

Il pedagogista quindi passa più alla regia e lascia il ruolo di attore all'educatore, questo non significa che stiamo con le mani in mano nel nostro bell'ufficio con aria condizionata.

Significa invece dare un apporto diverso e meno coinvolto di quello di un educatore base.


Un altro aspetto che si può citare è quello economico: Qualora si ottenesse un incarico da pedagogista regolato da contratto subordinato (immaginiamo da un ente socio-educativo) l'inquadramento sarebbe più alto rispetto a quello di un educatore, lo stesso vale per la libera professione in cui siamo in diritto di chiedere una quota più alta rispetto a quella che potrebbe chiedere un educatore generico.


In parole povere: La legge stabilisce uno stipendio maggiore come pedagogisti dipendenti e facciamo valere la nostra specializzazione in ambito di libera professione venendo pagati di più.


Certo, nel caso della libera professione questo non risulta scontato e richiede un'ottima capacità di dimostrare le proprie competenze, il mio consiglio è quello di studiare le basi del marketing.










Come iniziare?



Se sei arrivat* fino a qui dovresti avere le idee più chiare su diversi aspetti:

  1. Capire se voler diventare pedagogisti

  2. Scegliere la giusta laurea magistrale

  3. Sapere cosa fa nel concreto un pedagogista dopo la laurea

Ora approfondiamo come iniziare la propria attività personale, come predicare nel deserto.








Visione a lungo termine


Quando si inizia un progetto di questo tipo è importante non improvvisare e darsi degli obiettivi, personalmente non ho mai pensato di riuscire subito a fare il pedagogista ma di arrivarci per step.


Programma i tuoi desideri e i tuoi obiettivi professionali nell'arco di almeno 3-5 anni, se non hai questo tipo di mentalità ti sconsiglio di fare questo passo e di virare sul specializzarti come educatore.


Il mio progetto è iniziato nel 2015 seguendo un laboratorio universitario, è proseguito nel 2018 con il conseguimento del master in consulenza pedagogica e ancora nel 2020 con i miei primi corsi da formatore in pieno lockdown.


Nulla s'improvvisa.








Nessuno è mai solo


Prima di lanciarsi nel voler diventare pedagogisti è utile pensare ad una cosa: Ho una rete di riferimento? per rete intendo tutta una serie di conoscenze e contatti reali e concreti che potrebbero aiutarmi nel far nascere e crescere il mio progetto.

Senza una rete tutto parte in salita.


Facciamo degli esempi concreti: Se lavoro come educatrice domiciliare per la coop "X" del territorio e lavoro con minori interessati da provvedimenti penali ed un giorno decido di formarmi con un master in mediazione penale e minorile come posso sfruttare questo nuovo strumento nella mia cassetta degli attrezzi?


Abbiamo diverse strade:

  1. Proporre delle formazioni sul tema alla coop "X"

  2. Creare e condividere delle formazioni per educatori che lavorano con minori interessati da provvedimenti penali.

  3. Far conoscere il nostro nuovo ruolo di formatori agli assistenti sociali specifici con cui collaboriamo di più (U.I.E.P.E?).

  4. Proporci in seguito nell'elenco dei consulenti tecnici del tribunale della nostra città.

In sostanza: parti dal contesto che già conosci e allargati di conseguenza, come? sfruttando i nodi della rete, le migliori offerte di lavoro nascono sempre dal passaparola e dall'autorevolezza con cui lavori.


Più sarai competente e consapevole del tuo apporto professionale, più le persone ti prenderanno sul serio.


Nel caso della formazione esistono tanti progetti specifici che faticano a trovare esperti in alcune materie specifiche a cui affidare piccoli corsi o interventi di tutoraggio con persone bisognose di un supporto nel re-inserimento sociale ed educativo.








Partita iva Si/No


Un altro dilemma di chi vuole lavorare come pedagogista è l'apertura o meno di una partita iva: passo che spaventa in molti.


Mi sento di rassicurarti, nel quadro normativo attuale la partita iva non comporta costi fissi alti ed una tassazione fissa molto vantaggiosa se si sceglie quello che viene chiamato regime forfettario.


Tuttavia non essendo un commercialista, se vuoi approfondire la tematica, ti invito a contattarne uno.


Da pedagogista mi sento di dirti un paio di cose fondamentali:


  • Pensa bene alla tua tariffa e sforzati di capire la differenza tra netto e lordo

  • Metti da parte subito la quota destinata alle tasse appena incassi una fattura

  • Paghi le tasse su quello che incassi: Se non incassi non paghi grosse cifre.

  • Affidati ad un commercialista che conosca un minimo il nostro lavoro.

A tutto questo aggiungo di stare attento a non proporre servizi che siano concorrenziali con un tuo eventuale lavoro da dipendente, in generale consiglio sempre l'apertura di una partita iva (lo puoi fare anche in autonomia) poiché rispetto ad altri strumenti permette di gestire meglio la propria professione senza limiti di ore lavorate.


Se comunque hai paura di fare questo grande passo potresti iniziare(come ho fatto anche io) con lo strumento della ritenuta d'acconto, anche in questo caso ti consiglio di parlarne con un commercialista.


Questo è tutto.


Spero che l'articolo ti sia servito e ti sia piaciuto.


In bocca al lupo per tutto.


Se hai piacere scrivimi pure per qualsiasi domanda e curiosità su:



3406139867 (whatsapp)



Se invece vuoi scoprire il mio servizio di orientamento clicca qui https://www.antoniolocci.com/orientamento-educatori


Grazie.


Antonio.


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