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Perché punire non serve? scopri i tre motivi principali

Ciao! mi chiamo Antonio Locci e sono un Pedagogista.

Nel concreto mi occupo di fornire indicazioni pratiche a tutti quei genitori desiderosi di migliorare il proprio modo di educare.


In questo articolo voglio provare a condividere con te i tre motivi principali per cui le punizioni non hanno effetto sul comportamento di tuo figlio e il perché siano più utili due strategie alternative.


La prima considerazione che mi sento di dirti è piuttosto semplice: con l'avvento di una società dominata da internet ti sarai accorto che si sono diffusi o si stanno diffondendo alcuni comportamenti nuovi, molti in ambito educativo.




Rispetto al passato alcuni di questi comportamenti stanno sparendo o non sono più accettati dalla società, personalmente, se penso a mio nonno ricordo ancora i racconti sull'educazione severa a cui era sottoposto: il genitore o comunque l'adulto in genere, era considerato un'autorità al di sopra di tutti, sfidarla significava andare incontro a delle conseguenze molto spiacevoli.




Per fortuna, almeno per questo aspetto la situazione è migliorata, c'è molta più attenzione ai diritti dei figli e delle persone in genere, tanto che a volte si rischia di creare anche delle tutele eccessive che portano a delle situazioni paradossali in cui il genitore diventa vittima del figlio.


Tuttavia, sarai consapevole del fatto che ancora una grossa fetta di genitori (e non solo) utilizza la punizione come metodo educativo principale, vediamo di entrare nel dettaglio:


Ma cos'è la punizione?


Come abbiamo visto qui esistono due approcci differenti all'educazione, quando utilizzi la punizione, stai cercando di usare il tuo potere e la tua forza per modificare un comportamento che non ti piace.


Nello specifico: se tuo figlio rompe una vetrata, il tuo comportamento dovrà agire in modo che abbia un effetto su di lui e che non vengano più rotte altre finestre.


La punizione rappresenta lo strumento con cui "colpisci" l'altro e gli comunichi indirettamente che un comportamento "X" non è accettabile perché ti infastidisce o ti danneggia.




Ma perché allora è così difficile ottenere il comportamento che desideri?


Perché le punizioni non funzionano?


Energia e forza fisica:

Il primo motivo per cui le punizioni non funzionano è che richiedono parecchia energia e forza per essere applicate, stare dietro ad ogni comportamento negativo di tuo figlio è stancante e a volte frustrante.


Una situazione classica in cui tuo figlio può produrre dei comportamenti problematici è quando rientri da lavoro: Il tuo livello di energia è basso e vorresti solo rilassarti, in contemporanea però lui ha ancora tante energie e ha deciso di giocare a pallone nel salone: risultato? un bel vaso rotto mentre stai preparando la cena con conseguenti urla, pianti, disperazione e....punizione!


La punizione più tradizionale è il: "vai in camera tua!" hai urlato, hai dovuto utilizzare un atteggiamento che richiede tanta energia, sei sfinito.


Se ti va bene il massimo che potrai ottenere sarà la fine di quel comportamento per quella specifica serata, nel peggiore dei casi invece, tuo figlio inizierà a giocare ai videogames invece di presentarsi a cena e nella serata successiva riprenderà a giocare a pallone in salone come se niente fosse successo.




Coerenza:

Questo aspetto è forse il più paradossale delle punizioni: ipotizziamo che tua figlia abbia l'abitudine di tenere con sé lo smartphone durante i pasti, glielo hai concesso tempo fa ed è una cosa che a te non disturba.


Arriva Natale, siete tutti riuniti intorno ad una tavola imbandita, sta iniziando il pranzo ed improvvisamente lo zio Gianni fa un commento sullo smartphone di tua figlia, pressato dal sentirti un cattivo genitore, con decisione attacchi tua figlia chiedendole di metterlo da parte: risultato? urla, minacce, un super litigio nel giorno di Natale ed un bel "vai in camera tua" per concludere il tutto.


Punire richiede una competenza ed un'attenzione fuori dal comune, essere sempre coerenti nel punire gli stessi comportamenti non è semplice, il contesto definisce quando un comportamento è appropriato o meno, nel caso di tua figlia hai punito un comportamento che in un contesto differente ritenevi giusto.




Conseguenze negative:

L'ultimo aspetto, ma non per importanza, per cui le punizioni non funzionano è rappresentato da tutte le conseguenze negative che le punizioni portano:


L'utilizzo della forza e del potere infatti creano nel tempo delle emozioni e dei sentimenti negativi, il mandare in camera tuo figlio a riflettere non porta a nessuna riflessione, l'unica cosa che otterrai sarà un'ostilità crescente nei tuoi confronti.

L'utilizzo costante di punizioni può produrre tre risultati:


  1. Un comportamento passivo (dato dalla paura)

  2. Un comportamento aggressivo (dato dalla rabbia)

  3. Un comportamento evitante (dato da un mix di apatia e sfiducia)


Nel primo caso tuo figlio tenderà ad isolarsi e a non parlare più con nessuno, mostrerà svogliatezza e poca motivazione verso qualunque compito quotidiano.


Nel secondo caso la rabbia porterà ad atteggiamenti che potrebbero arrivare al danneggiamento o all'aggressione fisica.


Nel terzo caso tuo figlio potrebbe passare periodi sempre più lunghi fuori casa, rifugiandosi in compagnie esterne non sempre affidabili.




Cosa fare allora?


Come abbiamo visto le punizioni non portano al raggiungimento del tuo obiettivo: la fine dei comportamenti più problematici, ma peggio ancora ti portano a stancarti, a non avere una chiarezza in quello che fai e a peggiorare la relazione con tuo figlio.


Due utili alternative all'uso delle punizioni sono le seguenti:


- La sanzione:


In termini educativi concreti, una buona alternativa alla punizione può essere l'utilizzo di una sanzione.

Diversamente dalla punizione che prevede l'uso della forza, la sanzione utilizza un criterio basato sul rispetto di una regola e su una conseguente "multa" da esibire al mancato rispetto della regola.


Esistono tanti tipi di sanzione educativa, la più utile è sicuramente quella che si collega al comportamento di tuo figlio.

In termini semplici se tuo figlio rompe una vetrata, un buon modo per fare in modo che questo non avvenga più può essere diviso in tre azioni:


  • Fatti aiutare nel pulire tutti i vetri

  • Fatti accompagnare dall'artigiano che ti monterà il nuovo vetro magari facendo raccontare a tuo figlio come si è rotto.

  • Far assistere a tuo figlio alla montatura del vetro per tutta la durata del lavoro.

Qual é la forza della sanzione? il fatto di riflettere sul fatto accaduto contribuendo in maniera diretta alla riparazione del danno e a tutte le fasi che questo comporta.




- Messaggi in prima persona:


Nella comunicazione tradizionale e "automatica" puoi cadere spesso in abitudini nocive alla creazione di relazioni sane e positive.

In particolare l'uso del pronome "tu" e dei giudizi non permette una comunicazione efficace.


In preda alle emozioni date da determinati comportamenti la cosa più comune che fai è quella di reagire alle azioni che fa tuo figlio senza riflettere sul perché un qualcosa sia avvenuto.

Come cambiare strategia?



  • Prova a rilassarti e a non reagire istintivamente, respira profondamente e prova a contare fino a dieci.

  • Avvicinati a tuo figlio, cura il tono di voce in modo che non risulti il frutto delle tue emozioni

  • Elimina l'uso del "tu" accusatorio e utilizza "l'io" per esprimere cosa provi e perché.


Esempio di messaggio tradizionale:


" sei un cretino! hai rotto tutto! fila in camera tua, sparisci!" (Reazione)



Esempio di messaggio in prima persona:


" Quando si rompono gli oggetti (comportamento) mi spavento e ho paura che ti possa far del male (emozione) e quando sto così rischio di arrabbiarmi con te (effetto) potresti evitare di giocare col pallone in casa?


Il messaggio in prima persona favorisce un dialogo con tuo figlio garantendo tre vantaggi:


  • Tuo figlio non è colpevolizzato

  • Parli di te e di come vivi la situazione

  • Porti tuo figlio ad essere maggiormente responsabile dei suoi comportamenti.

Ciascun individuo tende a modificare il proprio comportamento se si rende conto che quest'ultimo danneggia la serenità di una persona che reputa importante.




In conclusione, abbiamo detto che le punizioni non servono, principalmente perché non ti permettono di raggiungere il tuo obiettivo primario: la fine di determinati comportamenti.


Le punizioni richiedono


  • Tante energie fisiche e mentali

  • Una coerenza di fondo nel punire sempre gli stessi comportamenti quando si presentano

  • Possono stimolare nel lungo periodo reazioni e comportamenti pericolosi per la salute del rapporto genitori-figli.



La sanzione invece colpisce il comportamento specifico, obbligando tuo figlio a riflettere sull'accaduto vivendo tutte le conseguenze che il suo danno ha prodotto.


Il messaggio in prima persona invece permette di comunicare senza utilizzare giudizi e accuse, tutto quello che ci da fastidio e ci danneggia stimolando una presa di responsabilità da parte del ragazzo.



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